sogno

ho iniziato a scavare una buca nel mare. sto scavando e continuo a scavare.
mi hanno chiesto ragione ma io non la trovo. scavo sale e solo sale io scovo.
mi han chiesto se è il cuore. chi mi ha fatto del male. ma da dove proviene non lo riesco a spiegare.
so soltanto che mi alzo ed è il primo pensiero, mi tuffo convinto, senza far colazione.
scavo tutto il dì ed a sera ritorno, con la pelle salata e una pietra colorata.
qualche giorno tiro fuori una conchiglia, un fossile, una perla, ho anche una biglia.
per lo più son solo detriti, pezzi di roccia più duri di me.
poco a poco si accumulano intorno, spuntano tra le onde già da qualche giorno.
rocce tirate via dalla roccia, mare strappato via goccia a goccia.
ogni tanto qualcuna ricade giù quando il mare si muove di più,
ma il cumulo è solido già all’inverno, sembra un’isola cresciutami intorno.
sono ormai monti, cresciuti da zero, più scavo e più mi sento al sicuro.
più scendo a fondo e più la roccia è pura, le cime nuove sembrano quasi mura.
della mia isola si comincia a parlare e ogni tanto mi si viene a trovare.
è curioso per gli altri che non mi voglia fermare, non si spiegano chi o cosa me lo voglia far fare.
per qualcuno son pazzo, per altri un illuso, per qualcuno un artista, per altri narciso.
li attira la luce delle cime dei monti, ma appena entrati si sentono impotenti.
forse è paura, o claustrofobia, nessuno ancora si è immerso in mia compagnia.
rimangono seduti a guardare il cielo, sfiorando col piede l’acqua, non senza zelo.
a volte una mano, dentro un braccio, per poi risalire senza neanche un bacio.
ora l’acqua sembra calda qui sotto, forse sto scavando un po’ troppo.
una donna intanto si è immersa, mi ha seguito in apnea ed è scomparsa.
alla fine è il profondo che infonde timore al mondo.
il calore che aumenta sul fondo mi spinge a continuare scavando,
ed è quello che voglio fare, a costo di non riuscire a tornare.
il rischio esiste di non veder più la luce, ma forse qui potrei trovar la mia pace.
da un po’ la roccia qui sotto mi appare colorata, direi quasi illuminata.
forse sono stanco, forse dovrei riposare. sono già un vecchio qui in mezzo al mare.
eppure quaggiù ci vedo bene e scendere mi solleva dalle mie vecchie pene.
da qualche giorno poi si è aperta una falla, viene su talvolta una bolla.
è diventata una colonna di gas naturale, sarà salutare, o forse è letale.
alla fine ho deciso: ci provo. inspiro, espiro, e tutto già sembra nuovo.
non so cosa sia, mi fa respirare, non devo e non voglio risalire.
qualcuno si è chiesto dove sono finito, son venuti a cercarmi come fossi un bandito.
in realtà mi sospettavano morto, e salutandoli ho causato un infarto.
increduli hanno analizzato le cose, ma sono tornati solo dopo qualche mese.
forse qualcuno se l’è riuscito a spiegare, visto che le visite continuano ad aumentare.
vengono curiosi, ingenui e disperati, vengono folli e vanno via dannati.
dico sempre di scavare a chi piace, ché io nel mio profondo ho trovato pace.
in fondo spero che qualcuno abbia già cominciato, che spunti quaggiù nel mio vicinato,
per ritrovarci vicini a due passi dalla verità, ché con un passo l’abbracceremo e, nostra, ci abbraccerà.