giallo acceso su verde oscuro

in un angolo della siepe tetra, folta, prepotente, dura. dura ancora il respiro di un passante fiore giallo dai petali appuntiti. non è delicato nemmeno quello, ma non ci vuole molto a riconoscerlo bello. eppure la polvere, la rupe, la pietra e le spine intorno possono soffocare ogni sfogo di luce. ma è là, senza un campo perfettamente curato a far da cornice. né un vaso della dinastia dei ming a contenere la sua agonia. né una festa di fiori colorati a distrarlo quando è triste. senza nemmeno un mare azzurro oltre il dirupo, almeno in lontananza. no. il più brutto dei pendii di colline aride e oscure.
eppure. sopravvive.
gli insetti si fermano tutti per un attimo e vanno. faide di ratti lo sfiorano e gli lasciano ogni tanto uno sguardo silenzioso di rispetto. forse ammirazione. forse un riflesso di speranza.
a sera quando chiude i suoi petali sogna il suo polline spargersi per primavere lontane. una lacrima dolce li sigilla. fino alla prossima mattina.