albe amiche

incrocio quattro o sei fari al massimo mentre, tornando, la sua aura velata gioca al rialzo contro l’orizzonte montano. due mani di nuvole timide, complici, mi rallentano la corsa. appena arrivo si palesa, sorride e con fare elegante e maturo pare sussurrarmi “buona notte”. dalla posizione superiore, con chiarezza, tradisce un certo assenso. ed io, nel mio riflettere sulla sua dolce impassibilità, mi vedo disegnare lento binari curvi tra un’insenatura e l’altra, serafico anch’io, ora. conscio dell’infimità di qualunque umano sforzo, senza sforzo mi lascio pervadere dall’improvviso riconoscimento del mio moto armonico lungo il cosmo. il bagliore non dura che un istante, ma la sua spontanea pienezza vale l’eterno.