rotte silenti

navigo.
ho lasciato la riva già da tempo. e già dal vento ti ho sognata america. ti ho lasciata entrare lungo le narici, giù a riempire i polmoni gonfi al limite. a pervadere ogni goccia di sangue che mi gira intorno al cuore. dagli alluci alle orecchie sei dentro le mie vene. lungo le vie centrali non si sente che il tuo nome, in periferia tutto ti appartiene. hai invaso le mie cellule come un’armata rossa su un viale di petali rossi. come acque limpide su un letto di cocci colorati. hai riempito i miei pensieri di stelle nella notte e di albe fresche in fresche mattine d’estate.
ti sento.
mi circondi di venti carichi di vita, pollini, essenze. stupefatto mi abbandono alle correnti, alzo le vele e mollo il timone.
vago per le vaghe vie di un mare dolce. coscientemente incosciente. pazientemente allucinato.
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dna

ebbro, mi libro, libero, dal mio labbro.
mi seguo con lo sguardo lungo la semplice parabola poco scostata dal vento, del mio sputo dal dirupo. eccomi, riflesso nel mio umore in abbandono alla gravità. sulla sua superficie cangiante mi saluto da lontano, sparso per kilometri d’aria sparsa. l’aria a sostenerlo, l’aria a rigettarlo nell’istante del distacco. ti lascio, me. e ti lascio quel poco di me che ti necessita a non tornare.
quante volte mi hai lasciato, me? mi hai lasciato continuare per la mia via, mentre rimanevi impigliato su un pettine, una forchetta, un treno, un ponte, un’unghia, un’onda, un lenzuolo, una corda, un fiore, un tacco, una porta, un pennello, una foto. sei rimasto così com’eri là dove ci siamo lasciati, e chissà come sei cambiato.
intanto mi ricordo di ricordare, ogni tanto.
e se mi volto non mi riconosco.
riparto. ed è tutto ciò che avevo previsto.

hug

un vizio è un vizio se è abituale. ma se si ripete ogni tanto?
uno sfizio forse.
un dazio, un po’ d’ozio, un po’ di ratio, una specie di comizio, o forse è solo che non sono mai sazio.
cerco di continuo. corro, Forrest, corro. vado e torno. torno e non dormo, a cercare di capire cosa sia mutato col tempo muto. se qualcosa è mai cambiato.
registro il mio lieve passaggio senza pretese. il vento, il mare, la pioggia, il sole cancelleranno le mie orme e le tue. alla stessa maniera. certo, sarà più impegnativo per quelle di chi è più pesante.
continuo a sognare leggerezza, confidenza col vento, con l’invisibile.
sperimento il distacco e l’abbandono. la conquista e la tecnica. il crampo e la trance.
il campo bianco mi restituisce coscienza. sorrido di me, e cercandomi tra le nuvole disegno il movimento delle mie braccia nella neve.
sulla sabbia.
nella nebbia.

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